Piccoli nazisti crescono: i grillini e i commissari per la comunicazione

(questo post nasce a partire da una conversazione con Francesco Filippi, che ringrazio)

Senza tanto strepito, la vicenda politica del Movimento Cinque Stelle potrebbe essere entrata nella sua fase 2, inaugurata dall’arrivo dei due “commissari per la comunicazione”, Daniele Martinelli e Claudio Messora, che parleranno a nome dei parlamentari grillini per evitare, dicono, che i passi falsi dovuti alla loro scarsa esperienza siano strumentalizzati dai media.

La figura del portavoce non è nuova e non fa scandalo, ma essa non esclude – in generale – che un parlamentare disponga della facoltà di argomentare il proprio pensiero e di rispondere alle domande dei giornalisti, cosa che – anzi – si tende per lo più a dare per scontata e, in fondo, necessaria. La figura del commissario voluta da Grillo e Casaleggio, invece, esclude proprio questo. I parlamentari del M5S, insomma, proprio non ce la fanno. “Sono ingenui”, dice Grillo per salvarli e – al contempo – per giustificare l’epifania di queste due “badanti” che “comunichino” al posto loro.

Ma a loro, a questi poveri parlamentari commissariati, cosa resta? L’attività parlamentare, certo. La Politica con la “P” maiuscola, quella vera. Peccato, mi viene da dire, che non esista politica disgiunta dalla sua comunicazione, peccato – detto altrimenti – che Martinelli e Messora siano lì per definire e decidere il senso dell’attività politica della cui comunicazione si faranno carico, peccato – infine – che lo faranno proprio attraverso questa stessa comunicazione. La faccenda, del resto, non può che sfuggire ai nuovi eletti. Costoro, infatti, fanno parte di un movimento fondato sulla certezza che da una parte vi siano i fatti nudi e crudi (di cui si farebbero carico loro in quanto parlamentari) e dall’altra – chiare e trasparenti - le parole per raccontarli (di cui si farebbero carico i coordinatori dei gruppi di comunicazione, Martinelli e Messora). In questa luminosa diarchia, che suddivide il potere fra i custodi della realtà delle cose (i parlamentari grillini) e i garanti delle parole vere (Martinelli e Messora), i ruoli sono meravigliosamente definiti e tutti ne hanno limpida contezza. “Lavorerò per una comunicazione TRASPARENTE e CHIARA – dice infatti lo stesso Martinelli intervistato ieri da La Repubblica – L’obiettivo è la comunicazione DIRETTA: la Rete NON HA FILTRO“. Nessun filtro, dunque, a parte il filtro stesso che ci dà notizia della cosa: Martinelli. Sia chiaro però: si tratta di un filtro sano e buono, pronto a restituirci – immacolata e pura – la realtà delle cose.

Ora: nemmeno Ludwig Wittgenstein (che non era esattamente l’ultimo degli imbecilli), è riuscito nel suo Trattato Logico-Filosofico ad espellere dalla lingua tutta la costitutiva impurità che la rende inevitabilmente opaca, indissociabile – certamente – dalla retorica che ne costituisce e provvede la messa in forma. E tuttavia, nonostante questo, il buon Daniele arriverà là dove nessuno è arrivato prima. Alla comunicazione trasparente, chiara, diretta, senza filtro. A questo punto mi sono chiesto come sia possibile non vedere in tutto ciò, grossa come una casa o almeno in filigrana, la pretesa nazista di una nuova razza.

Mi è stato obiettato che il pericolo nazista sarebbe in realtà scongiurato da quei medesimi limiti cognitivi che hanno obbligato i grillini a dotarsi di un commissario per la comunicazione. “Sai quanto sforzo concettuale comporta un’ideologizzazione della superiorità? Mica è roba che si improvvisa!”, mi ha detto provocatoriamente il mio interlocutore, accusando i grillini – semmai – di portare il bar in politica, di tradurre le discussioni da taverna in credo politico, tutt’al più attraverso la generalizzazione del cogito leghista (“negri fora di’ bal”) nel “vaffanculo” aspecifico di Grillo.

L’osservazione mi ha permesso di chiarire meglio, soprattutto a me stesso, quello che intendevo. Portare il bar in politica, in effetti, è proprio quello che i Grillini vogliono. Hanno eletto il senso comune ad apparato senziente della politica e dunque perseguono il generico e l’aspecifico quale accordo fra loro stessi e il mondo. Pensano cose aspecifiche (destra e sinistra sono tutti “uguali”) perché sono aspecifici (a noi interessano le idee “buone”). Ma questa è l’esatta condizione cognitiva in cui versa l’intelletto asservito alla causa della razza, aspecifico perché bisognoso – appena – di pensare l’esistenza di una nonrazza, non ulteriormente discriminata al suo interno, che va espunta in quanto tale. Il nazismo risiede in questo. Certamente è verosimile che i grillini non ne siano coscienti e non lo sappiano ma d’altra parte nemmeno i nazisti veri, nel 32, avevano idea di quanto avremmo letto e studiato sul loro conto. I nazisti, nel 32, chiacchieravano nelle birrerie di Monaco, portavano il bar in politica, traducevano le discussione da taverna in Credo politico. Era questo quello che volevano: il senso comune al Potere.

Quello che i grillini vogliono, dunque, va in scena sopra quello che i grillini sono e di cui non riescono a essere coscienti. La vocazione ad eliminare l’Altro, benché li definisca in profondità, non è un loro proposito. Potremmo dire, in qualche modo, che i grillini pensano di essere il Meglio all’interno di una struttura fondata sulla presupposizione del fatto che tutto il resto sia da eliminare. La bontà dei puri come riflesso inconsapevole dell’eliminazione degli impuri, alla maniera – in fondo – dell’oroche non brilla in tutta la sua luce finché non viene separato col setaccio dalle impurità assieme alle quali viene estratto dalle miniere. L’asserzione è una faccia, la negazione è un’altra: benché siano invisibili una all’altra, benché siano una inconsapevole dell’altra, appartengono alla stessa identica medaglia. I grillini funzionano, mica sanno come.

Parlano chiaro, senza filtri, per dire come stanno realmente le cose. Sono convinti, anzi, che proprio per questo sia fondamentale dotarsi di un commissario che parli al posto loro. Grazie al commissario si aiuterà il processo a essere più chiaro, con ancora meno filtri, ancora più orientato – se possibile – a dire come stanno realmente le cose. Non sanno che questo è l’incipit di ogni totalitarismo, la premessa di ogni sterminio, l’aurora di ogni nuova razza che emerge e si afferma – anzitutto – come battaglia per La Verità, come negazione del fatto che la verità – soprattutto in politica – si determina localmente come effetto di una sofferta negoziazione fra le parti. Nessuna negoziazione, nessun accordo. L’accordo, comunque lo si faccia e su qualunque cosa verta, è inciucio. E loro no, mi spiace ma non possono proprio farlo. Perché? Perché sono puri. “Ingenui”, dice Grillo. “Gente acqua e sapone”, dice Martinelli. Un altro modo, in fondo, per dire che in loro si annida, come un piccolo tesoro da proteggere, il nucleo di una razza immacolata, che andrà sostituita a quelle esistenti e che proprio per questo non ha alcun interesse a interagire e comunicare con queste.

Anzi: per non sbagliare, gli stessi Martinelli e Messora hanno pensato bene di chiudersi in silenzio stampa. La comunicazione dev’essere diretta, dicono. Diretta al silenzio. Ecco insomma che l’unica voce del Movimento, delegata quella dei parlamentari a quella dei loro commissari per la comunicazione e ridotta anche quest’ultima al silenzio, rimane quella di Grillo.

La comunicazione dev’essere diretta, dicono. Già. Ma diretta da chi?

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